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    16 mei

    Indica,sativa o ruderalis...

    Come promesso...voglio parlarvi delle 3 grandi famiglie con le quali viene classicata la cannabis.
    Badate bene non parlo di strain come la white widow,l'orange bud,la purple,la skunk,l'haze...ma di famiglie.
    Non c'è molto accordo nel mondo scientifico su come
    debba essere classificata la Cannabis. Una corrente di
    pensiero considera l'esistenza di una sola specie, la
    Cannabis sativa; altri preferiscono far rientrare nel genere
    cannabis due o tre specie, ed in particolare, oltre la già
    menzionata C. sativa anche la C. indica e la C .ruderalis.
    Questo sulla base di più o meno marcate differenze nel
    pattern di crescita, nell'aspetto, nella colorazione delle
    foglie, nella struttura delle cime, nel quantitativo e nella
    qualità della resina prodotta ed in numerosi altri caratteri
    sistematici. In Italia si tende a classificare come Cannabis
    sativa la pianta dalla quale si ricava fibra, mentre per
    Cannabis indica s'intende la pianta in grado di produrre
    sostanze psicoattive. Così sui verbali di sequestro
    ritroverete sempre indicato C. indica, mentre al consorzio
    agrario potete acquistare semi di C. sativa. Semplice, no?
    In apparenza sì, in realtà il discorso si fa un po' più
    complesso, a partire dalla definizione di specie.
    Si considerano facenti parte di una stessa specie individui
    con caratteristiche simili in grado di riprodursi dando
    origine ad una discendenza fertile. Quindi individui di
    due specie differenti dovrebbero generare progenie non
    fertili (ad esempio l' incrocio tra il cavallo e l'asino da
    origine al mulo che, come è noto, è sterile). Proprio per
    questo motivo e per la facilità con cui piante indiche
    e sative vengono incrociate originando "ibridi" fertili,
    personalmente considero le definizioni indica e sativa
    più come relative a due "tipologie" di piante differenti
    che a due vere e proprie specie. Quando si parla di
    indiche ci si riferisce a piante basse e cespugliose, dagli
    internodi brevi, con facile tendenza alla ramificazione.
    Le foglie sono palmate, molto larghe e di colore verde
    scuro. Sono piante che presentano poco "stretch" durante
    la fioritura e proprio per questo la struttura delle cime
    ne rimane influenzata. La classica cima indica è una
    sorta di pallina molto compatta che tende ad allargarsi
    piuttosto che ad allungarsi. La produzione di resina è
    generalmente molto abbondante non solo sui fiori ma
    anche sulle foglie annesse. L'effetto (che nella cultura
    anglo-americana diviene lo "stone") è per antonomasia
    decisamente corporale, rilassante, in alcuni casi al
    limite dell'oppiaceo. All' "ideotipo" sativa vengono
    generalmente associate piante dai caratteri opposti.
    Piante che raggiungono altezze elevate, con internodi
    allungati, che, se dotate di molto spazio nell'intorno,
    assumono la tipica forma ad albero di natale. Hanno
    internodi molto spaziati e la ramificazione segue
    rigidamente la dominanza apicale. Le foglie, verde
    chiaro, sono digitate, molto fini. Questa caratteristica
    si accentua durante la fase di fioritura, periodo in cui le
    sative si allungano molto (vedere una sativa raddoppiare
    o triplicare la sua altezza durante la fioritura è normale).
    Le cime sono allungate, non molto dense, aerose. Proprio
    lo stretch elevato porta alla formazione dei cosi detti
    "donkey dick". Le cime del fusto principale tendono a
    riempire gli spazi formando una lunga cima apicale che
    ricorda appunto una parte anatomica degli asini ( e chi
    ha visto un asino maschio sa di quale parte parlo…).
    La produzione di resina è minore rispetto alle indiche
    e generalmente limitata ai soli tricomi ghiandolari
    presenti sui calici. Alle sative si associa un effetto (il
    vero e proprio "high") decisamente cerebrale, euforico,
    energizzante. Per quanto riguarda il discorso "ruderalis"
    si dice che siano piante originarie di latitudini elevate,
    in particolare della Russia e che la loro caratteristica
    principale sia la fioritura indipendente dal fotoperiodo
    e lo scarso contenuto di THC a favore del CBD. Detto
    questo proviamo a vedere cosa possiamo effettivamente
    trovare oggi sul mercato. La maggior parte (se non la
    totalità) degli strain commerciali oggi disponibili (siano
    essi legati alla scuola genetica europea o a quella nord
    americana) contengono geni che derivano sia da indiche
    che da sative. Questo significa che tranne rari casi le
    piante presenteranno aspetti sia di una tipologia che
    dell'altra e l'effetto sarà sette volte su dieci "bilanciato".
    Quindi quando vedete la pianta di un amico bella
    tozza, con le foglie "ciciotte", non dite subito "quella
    è sicuramente indica" perché potrebbe avere solo quel
    determinato aspetto da indica e poi comportarsi per tutto
    il resto da sativa, ditegli piuttosto "sembrerebbe un'
    indica ma per esserne veramente sicuro dovresti darmene
    un po' per assaggiarla…" Le differenze tra la tipologia
    sativa e quella indica sono legate a differenti percorsi
    evolutivi che la canapa ha messo in atto adattandosi
    a crescere in climi tra di loro molto differenti. In
    particolare le sative sono originarie delle zone equatoriali
    e tropicali. In queste zone le condizioni meteorologiche
    sono favorevoli alla crescita ed alla riproduzione della
    cannabis durante tutto l'anno. Inoltre il ciclo notte-dì
    è molto costante tanto che le ore di luce sono sempre
    12 (in realtà c'è una variazione di 8 minuti). Questo
    giustifica in parte i periodi di fioritura molto lunghi tipici
    delle sative. Non dimentichiamo inoltre le temperature
    elevate e più o meno costanti, l'umidità elevata
    (almeno in alcune zone della fascia equatoriale), le
    piogge abbondanti e frequenti, terreni ricchi in sostanza
    organica (instabile in quanto facilmente degradabile), e
    vegetazione rigogliosa. Quindi ecco piante con internodi
    distanziati e cime belle areose per evitare la formazione
    di muffe. In quelle zone inoltre troviamo livelli di
    luminosità molto elevati. Le piante si sono adattate a
    questi livelli assumendo una colorazione più tenue (per
    la minor presenza di clorofilla) ma anche sviluppando le
    vie biosintetiche che portano alla produzione di pigmenti
    accessori necessari per riparare i danni prodotti dalla
    grande quantità di luce assorbita (in parole semplici
    sviluppano altri colori quali il rosso ed il viola oltre al
    verde). Le indiche invece dal canto loro sono tipiche
    di climi più temperati. Molto spesso sono state allevate
    per secoli in zone montagnose e con climi ostici (basta
    pensare ad alcune zone dell'attuale Afghanistan, al
    Pakistan, ecc.). In queste aree l'alternanza delle stagioni
    è marcata e molto spesso gli inverni non consentirebbero
    la sopravvivenza della cannabis, da qui l'esigenza di
    fiorire e produrre semi prima dell'arrivo della brutta
    stagione. Come fa la pianta ad accorgersi quando è il
    momento? Semplice, "vede" le giornate accorciarsi
    e percepisce le temperature che si abbassano. Inoltre
    le piante indiche sono state allevate (e quindi anche
    selezionate) da popolazioni con la cultura dell'hashish
    e questo ne giustificherebbe in parte l'abbondanza di
    resina. Ancora le zone suddette sono caratterizzate
    da venti più o meno forti, scarsità di piogge, terreni
    poveri, da cui ne deriva la struttura tipica delle indiche.
    La luminosità minore rispetto alle zone equatoriali
    favorisce una maggior produzione di clorofilla e le
    foglie assumono toni verde scuro. Le colorazioni viola,
    se compaiono, sono dovute alle basse temperature e
    non a caratteristiche intrinseche. Naturalmente in tutto
    questo discorso quando parlo di piante di cannabis mi
    riferisco a "landrace" (o razze pure, che si trovano in
    natura) e non agli strain in commercio. La differenza tra
    i due sta proprio nella capacità della pianta di crescere
    spontaneamente in un determinato luogo. Mi sembra che
    la selezione operata dai breeder negli ultimi 20 anni sia
    volta, quasi esclusivamente, alla creazione di piante che
    rispondono in maniera ottimale alla coltivazione indoor,
    non tenendo quindi conto delle condizioni ambientali
    naturali di un luogo. Non fraintendiamoci, il lavoro
    svolto dalle seed bank ha portato a varietà di cannabis
    da leccarsi i baffi, solo che non bisognerebbe perdere
    le basi da cui si è partiti per ottenere questi risultati.
    Questo perché mantenendo i precursori sarà sempre
    possibile raggiungere questi risultati, ma è ben più
    difficile il percorso inverso. Operando sempre più una
    pressione selettiva volta ad aumentare la produzione, il
    contenuto in THC, la struttura, mi sembra che si riduca
    notevolmente il pool genico della marijuana. Lavorando
    sempre con le stesse genetiche e selezionando sempre per gli stessi caratteri si rischia di perdere ciò che la natura e l'uomo avevano selezionato in secoli di lavoro, come
    ad esempio la resistenza alle intemperie, alle malattie, ai
    climi o troppo freddi o troppo caldi.                                                    
    Ecco perchè alla luce di ciò non riuscivo a capire perchè nelle precedenti tabelle era menzionata solo l'indica...magari chi le ha scritte non teneva conto delle tre famiglie,e apparteneva alla scuola che individua un'unico grande gruppo...però non so...diciamo che poteva essere un "cavillo"...
    Comunque cercherò di informarmi su questa cosa...
    Fatto sta che io,e credo tutti coloro che fumano,individuano questa selezione,come anche i coltivatori...
    Inoltre bisogna dire che i più grandi "contadini" olandesi creano incroci,unendo indiche e sative,proprio per aumentare:resa,sapore,high e stabilità della pianta...
    A tutto ciò vi saluto...Non so:lasciate qualche commentino..qualche domandina....qualche consulenza...oppure diteci se sul vostro davanzale o nella vostra grow room c'è un'indica o una sativa..
    A parte gli scherzi chiudo..altrimenti qua mi arrestano per istigazione...hi hi hi...
    Mah io direi che più che istigazione...ciò che questo blog vuole trasmettere è solo passione ed informazione!
    Ciauzzzzzzz

    (4) reacties

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    Voi invece quale scegliereste anke la rudelaris non e male--
    15 Mar.
    LA SKUNK E INDICA L'ORANGE AD ESEMPIO E SATIVA SULLA NATURALE E SATIVA
    15 Mar.
    Ho sia un indica sia una sativa , ma devo dire ke l'indica sicuramente ha molto piu thc della sativa\<
    15 Mar.
    Afbeelding van Anoniem
    JoJo zegt:
    Complimenti!voglio farti solo una domanda:quali tipi di ganja sono sativi?La naturale per esempio?e la skunk?ti ringrazio in anticipo per la risposta...W MARJA!!!!!
    3 Juli

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