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"GioPax"

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June 17

THC e farmaci...

Niente da fare....anche PAXI lo sa...senza fumare io proprio non ci so stare...eheheheh
Comunque a parte gli scherzi(che poi tanto scherzi non sono)torniamo a noi e a spiegare le motivazioni dell'intervento di oggi....

Dato che ho una sfiga immensa...giorni fa son caduta dal motorino...uccidendomi la schiena...un maleeeeeeeeeee!!

Mi son dovuta fare 3 siringhe di antinfiammatori-antidolorifici(FANS : farmaci anti-steroidei).

Tuttavia(prima ancora di iniziare questo ciclo di siringhe)la cannabis mi aveva aiutato molto per il dolore...però non ero sicura di poter associare cannabis e farmaci...

Così mi sono un po documentata...e sembra che la cannabis non abbia interazioni dannose con i farmaci...

Con ciò non voglio dirvi di fumare mentre siete sotto terapie farmacologiche...però io l'ho fatto ed è stato tranquillo...

Invito sempre alla prudenza...però invito a notare che l'alcool,che è LEGALE,associato ai farmaci può essere letale...mentre quella povera piantina continua ad essere accusata ingiustamente...

Vabbè spero di esservi stata utile...

Un bacione e un fortissimo saluto al PAXI!!

CiauZ

P.S. perdonatemi se questo intervento sembra un accozzaglia di pensierini..ma stamattina non sono capace di intendere e di volere


Interazioni:
La cannabis/THC interagisce con altri farmaci?

Risposte:

  • Leo Hollister:
    Sebbene l'uso medico della marijuana non sia ufficialmente approvato, essa è stata testata empiricamente nel trattamento di vari disturbi medici, come la nausea ed il vomito associati alla chemioterapia per il cancro, la perdita di peso dovuta all'AIDS e la spasticità da malattie neurologiche. In ognuno di questi casi sono usati contemporaneamente anche altri farmaci. Finora, non è stata riportata nessuna interazione negativa, anche se questo potrebbe non riflettere la reale frequenza. Finché non si cerca qualcosa, non si è in grado di trovarla. (...) La letteratura pubblicata, almeno per quanto riguarda gli studi sugli uomini, praticamente tace. Solitamente questo silenzio indica che non sono state osservate interazioni significative nell'uso della marijuana nella vita reale, paragonato agli studi sperimentali. (...) Uno dei più ragionevoli usi terapeutici della marijuana e del THC è stato quello di attenuare la nausea ed il vomito associati alla chemioterapia per il cancro. Pertanto, i cannabinoidi possono essere usati simultaneamente con alcuni farmaci anti-cancro altamente tossici. (…) In nessun lavoro sull'uso di THC o marijuana da parte di pazienti che erano contemporaneamente in chemioterapia, è stata fatta menzione di un aumento della tossicità dei farmaci antitumorali. Nondimeno, l'assenza di segnalazioni potrebbe significare che non sono stati fatti dei tentativi per evidenziarla.Questo filone di ricerca dovrebbe essere incoraggiato.
    Una situazione in qualche modo simile si riscontra nell'uso terapeutico del THC, somministrato oralmente, nel trattamento della perdita di peso associata all'AIDS. (…) Il THC o la marijuana sono stati usati per trattare la spasticità dovuta a patologie neurologiche, come la sclerosi multipla e le lesioni del midollo spinale. Poiché il THC può essere aggiunto alla terapia con miorilassanti, sarebbe interessante sapere se tale uso combinato possa essere dannoso. In uno studio su animali, nel quale il THC veniva dato insieme a miorilassanti, è stato rilevato un aumento degli effetti benefici di questi ultimi farmaci. In questo caso,l'interazione potrebbe essere vantaggiosa.
    (Attenzione: questo testo è stato preso da un articolo scientifico. Alcune espressioni sono state cambiate per favorirne la comprensione.)
    Hollister LE. Interactions of marihuana and D9-THC with other drugs. In: Nahas G, Sutin KM, Harvey DJ, Agurell S, eds. Marihuana and medicine. Totowa, NJ: Humana Press, 1999, pp. 273-277.


  • Franjo Grotenhermen
    La cannabis ed il dronabinolo (THC) sono stati usati in combinazione con una moltitudine di farmaci, senza indurre interazioni farmacologiche negative. Studi clinici all'inizio del ventesimo secolo hanno dimostrato spesso un mutuo aumento degli effetti terapeutici delle preparazioni di cannabis e di altri farmaci. Nella moderna visione terapeutica, una combinazione di cannabis/THC con altri farmaci potrebbe anche essere di beneficio in alcuni trattamenti. La cannabis è stata usata illegalmente da individui affetti da molte malattie, insieme a numerose altri farmaci prescritti dal medico, senza che nessun effetto collaterale indesiderato di una qualche rilevanza clinica sia stato osservato. (…)
    Altri farmaci possono aumentare o diminuire certi effetti della cannabis e/o del THC, ovvero certi effetti di queste farmaci possono essere aumentati o diminuiti dalla cannabis/THC. Inoltre, è possibile che certi effetti vengano aumentati ed altri diminuiti, come nel caso delle fenotiazine, utilizzate contro gli effetti collaterali della chemioterapia contro il cancro (vedi sotto).
    Di grande interesse clinico è il potenziamento dell'effetto sedativo di altre sostanze psicotrope (alcool, benzodiazepine) e l'interazione con sostanze che agiscono sul cuore (amfetamine, adrenalina, atropina, beta-bloccanti, diuretici, antidepressivi triciclici, ecc.). (…) · Anti-colinergici: Atropina e scopolamina possono aumentare l'accelerazione della frequenza cardiaca dovuta al THC.
    · Anti-colinesterasici: la fisiostigmina antagonizza gli effetti psicotropi e l'accelerazione della frequenza cardiaca da THC. (...)
    · Anti-depressivi (inibitori selettivi del riassorbimento della serotonina): il THC può aumentare l'effetto della fluoxetina.
    · Anti-depressivi (triciclici): aumento della frequenza cardiaca, ipotensione arteriosa ed effetti sedativi della amitriptilina possono essere aumentati.
    · Benzodiazepine: può verificarsi l'aumento della depressione respiratoria e della depressione delle funzioni cerebrali. L'azione antiepilettica può essere aumentata.
    · Beta-bloccanti: riducono l'aumento della frequenza cardiaca associato al THC.
    · Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS): indometacina, acido acetilsalicilico (aspirina), e altri FANS antagonizzano gli effetti del THC. L'indometacina riduce significativamente l'"high" (NdT: stato di euforia dovuto all'assunzione di sostanze stupefacenti, in questo caso della cannabis) soggettivo e l'accelerazione della frequenza cardiaca.
    · Fenotiazine: la proclorperazina e altre fenotiazine attenuano gli effetti psicotopi del THC ed aumentano i suoi effetti antiemetici.
    · Glaucoma: molti farmaci che diminuiscono la pressione intraoculare ed i cannabinoidi possono agire additivamente.
    · Neurolettici: il THC può antagonizzare l'azione antipsicotica dei neurolettici. Questo può migliorare i loro effetti terapeutici nei disordini motori.
    · Oppiacei: Aumento degli effetti sedativi e analgesici.
    · Simpatomimetici: le amfetamine e altri simpatomimetici incrementano l'accelerazione della frequenza cardiaca e l'aumento della pressione sanguigna.
    · Teofilline: il metabolismo delle teofilline è accelerato dal THC. Pertanto possono essere necessarie dosi più elevate di teofilline.
    (Attenzione: questo testo è stato preso da un articolo scientifico. Alcune espressioni sono state cambiate per favorirne la comprensione.)
    Grotenhermen F. Practical hints. In: Grotenhermen F, Russo E, eds. Cannabis and cannabinoids. Pharmacology, toxicology, and therapeutic potential. Haworth Press, Binghamton/New York 2001, in stampa.
  • June 08

    Ma quanti sono i tipi di fumo...???

    Visto che in giro è più facile trovare hashish...e visto che in giro è più facile trovare hashish di merda...ho deciso di mostrarvi i vari tipi di fumo...in modo tale da farvi fare una piccola cultura...così da poter essere,nella vostra prossima scelta,più solidali nei confronti della vostra salute e soprattutto più solidali nei confronti del  vostro SbaLLo...
     
    P.S. breve nota...visto che la tabella degli hashish è abbastanza grandina...vi consiglio di visualizzarla non nella sezione home,ma in quella blog
     
     
    HASCHISH ORIGINE DESCRIZIONE
    CIOCCOLATO Varie: TURCHIA, EGITTO, SIRIA, AFGANISTAN Colore marrone scuro esternamente, più chiaro al taglio.Tavolette di 3-4 centimetri, da 250 g. ognuna.Spesso tagliato con lucido per scarpe e altre schifezze!
    LIBANO ORO LIBANO, EGITTO, GIORDANIA Colore giallo-arancio. Morbido al tatto, mischiabile senza scaldare.
    LIBANO ROSSO idem Colore rosso-arancio. Spugnoso, odore robusto
    MAROCCO "00" MAROCCO, NORD SENEGAL   Lo 00 non è prodotto su grossa scala e non ha marchi standard anche perchè si riconosce senza bisogno di avere un marchio, colore marrone scuro fuori ocra dentro (ossida) morbidissimo tipo nero pakistano, non si scalda ed è ricchissimo d'olio ( si appiccica ovunque) è introvabile in italia in quanto viene tagliato direttamente là, profumatissimo. è il re forte e piacevole.
    GOLD LEAF MAROCCO   Giallo-verde. Pani avvolti in cellophan, con sigillo a forma di foglia di vite in ceralacca (una volta), o adesivi di carta. Molto resinosa, si gonfia a scaldarla.
    KIF MAROCCO, ALGERIA   il kiff non è altro che foglie sbriciolate, viene venduto a 10g per volta e non costa nulla, visto che costa meno delle sigarette è il (tabacco) usato nel chetama, viene fumato puro in pipettine con bracere largo 5-6 millimetri, per sentire un vago effetto devi fumare 20 pipe, quindi non si fuma per sentirne l'effetto ma al posto delle sigarette.
    GIALLO MAROCCO, ALGERIA, TUNISIA, EGITTO   giallo, è sicuramente il più diffuso in Marocco! qua è super mischiato, si presenta morbidissimo e profumato piccante, ha venature verdi se fresco, appena scadato si sbriciola, non molto forte ma piacevolissimo. quello molto duro e compatto è lo stesso dopo 6 mesi, perde umidità e olio e diventa durissimo.
    NERO AFGHAN AFGHAN, PAKI, IRAN, KASHMIR Tavolette sottili o medie (da 1 a 2 cm). Molto duro, si ammorbidisce col calore.
    NERO PAKISTAN PAKI, IRAN, KASHMIR, AFGHAN   Plastilina anche a freddo. Quello buono è duro.
    BLACK BOMBAY INDIA (centrale-occidentale)   da ricordare che è lui il re !!! con il 5% di oppio !!! ed era al tempo 15 anni fa marchiato, ma mi sfugge il simbolo. nero, profumo nauseante dolce effetto lunare. qui ce lo scordiamo.
    SPUTNIK MAROCCO Lo Sputnik è molto duro, scaldandolo diventa il triplo, ed è di profumo piccante, sapore oleoso, ed è molto forte, forse troppo.
    MANALI INDIA (centro e sud est) Un vero e proprio mito. Come un BAROLO del 69, o un BRUNELLO del 73.  Di colore nerastro, con ombre verdi. Duro e sbruzzoloso come un pezzo di brecciatino. In realtà si tratta di "erba" indurita, non si ammorbidisce a scaldarla ma si sgretola (contiene ancora semi).
    GOLD KERALA INDIA (Stato del Kerala - sud in generale)   Molto simile al Manali, ma di colore bruno-giallastro all'interno. 
    CREMA MAROCCO ? Sapore forte, scaldando si squaglia subito( molto simile al polline)
    è uno dei migliori fumi in commercio. unico difetto costa troppo

     

     

    And please...NoN FuMaTe pIù iL CiOcCoLaTo!!!!!!!!!

    May 25

    Per tutti quelli che...

    ...come me si son persi il cannatrade...ecco qui i video che raccontano quei splendidi 3 giorni...
    Che dire...per ora ce li godiamo da casa e senza troppi rimorsi ci organiziamo per la prossima edizione...
    ed ecco a voi...direttamente da BERNA...the cannatrade!!!!!!!!!!!!!
     
     
     
     
    Per chi e' andato sara' come rivivere la fiera, chi non c'e' stato ha modo di vedere cosa s'e' perso...

    In ogni caso qui trovate tutto:
    www.cannatrade.ch/dynamicsite/photos-IT.html

    Cannabis tipo forte

    E’ con grande piacere che annunciamo la seconda edizione di Cannabis tipo forte,
    la fiera italiana della canapa medica e industriale.

    Dopo la prima importante edizione, si è deciso di fare di Cannabis tipo forte

     un appuntamento annuale, e di trasformare quella che solo fino all’anno scorso

    era una piccola fiera della canapa in un appuntamento  di  prestigio e di

    attenzione internazionale.

    E’ ora di fare conoscere meglio anche in Italia il mercato legato ai mille usi di

    questa pianta miracolosa, un tempo caposaldo tradizionale della nostra economia

    e per creare un punto di incontro tra realtà solo apparentemente in

    contrasto fra di loro, quali il mondo della cannabis ad uso industriale e quello

    della cannabis ad uso medico / ricreativo.

    Saranno presenti:

    - i più importanti produttori internazionali appartenenti al mercato della canapa;

    - convegni e dibattiti riguardo tanto l’uso medico quanto quello ludico della cannabis;

    - una mostra sull’arte psichedelica degli anni sessanta (che con più di 250 opere

     esposte si appresta ad essere la più  grande esposizione del genere mai fatta in Italia);

    - spazi gratuiti in cui centri ed associazioni culturali, onlus e non profit  del settore possano fare sentire la propria voce;

    - una sfilata di moda con tanti e freschi capi di canapa;

    - concerti e dj set coordinati dalle 2 principali radio della città;

    - una ampia zona dedicata al ristoro ed al relax, con due bar, un ristorante ma anche

     zone dedicate al reiki , alla giocoleria ed alla conoscenza dell’uso e della cultura del narghilè;

    - un folto pubblico! Ne siamo certi vista anche la nuova collocazione della fiera nella

    città di  Bologna, (che già da sola vanta un grandissimo numero di studenti e

    giovani) a rappresentare un mercato che si può definire ancora vergine  e che, se stimolato

    a dovere, ha potenzialità ben maggiori rispetto a  paesi che ultimamente

    sono all’avanguardia per quanto riguarda la cultura della cannabis (ad esempio la Spagna).

    http://www.cannabistipoforte.com/

     

    2-3-4 giugno 2006 Bologna Palanord

     

     

     

     

     

    May 16

    Indica,sativa o ruderalis...

    Come promesso...voglio parlarvi delle 3 grandi famiglie con le quali viene classicata la cannabis.
    Badate bene non parlo di strain come la white widow,l'orange bud,la purple,la skunk,l'haze...ma di famiglie.
    Non c'è molto accordo nel mondo scientifico su come
    debba essere classificata la Cannabis. Una corrente di
    pensiero considera l'esistenza di una sola specie, la
    Cannabis sativa; altri preferiscono far rientrare nel genere
    cannabis due o tre specie, ed in particolare, oltre la già
    menzionata C. sativa anche la C. indica e la C .ruderalis.
    Questo sulla base di più o meno marcate differenze nel
    pattern di crescita, nell'aspetto, nella colorazione delle
    foglie, nella struttura delle cime, nel quantitativo e nella
    qualità della resina prodotta ed in numerosi altri caratteri
    sistematici. In Italia si tende a classificare come Cannabis
    sativa la pianta dalla quale si ricava fibra, mentre per
    Cannabis indica s'intende la pianta in grado di produrre
    sostanze psicoattive. Così sui verbali di sequestro
    ritroverete sempre indicato C. indica, mentre al consorzio
    agrario potete acquistare semi di C. sativa. Semplice, no?
    In apparenza sì, in realtà il discorso si fa un po' più
    complesso, a partire dalla definizione di specie.
    Si considerano facenti parte di una stessa specie individui
    con caratteristiche simili in grado di riprodursi dando
    origine ad una discendenza fertile. Quindi individui di
    due specie differenti dovrebbero generare progenie non
    fertili (ad esempio l' incrocio tra il cavallo e l'asino da
    origine al mulo che, come è noto, è sterile). Proprio per
    questo motivo e per la facilità con cui piante indiche
    e sative vengono incrociate originando "ibridi" fertili,
    personalmente considero le definizioni indica e sativa
    più come relative a due "tipologie" di piante differenti
    che a due vere e proprie specie. Quando si parla di
    indiche ci si riferisce a piante basse e cespugliose, dagli
    internodi brevi, con facile tendenza alla ramificazione.
    Le foglie sono palmate, molto larghe e di colore verde
    scuro. Sono piante che presentano poco "stretch" durante
    la fioritura e proprio per questo la struttura delle cime
    ne rimane influenzata. La classica cima indica è una
    sorta di pallina molto compatta che tende ad allargarsi
    piuttosto che ad allungarsi. La produzione di resina è
    generalmente molto abbondante non solo sui fiori ma
    anche sulle foglie annesse. L'effetto (che nella cultura
    anglo-americana diviene lo "stone") è per antonomasia
    decisamente corporale, rilassante, in alcuni casi al
    limite dell'oppiaceo. All' "ideotipo" sativa vengono
    generalmente associate piante dai caratteri opposti.
    Piante che raggiungono altezze elevate, con internodi
    allungati, che, se dotate di molto spazio nell'intorno,
    assumono la tipica forma ad albero di natale. Hanno
    internodi molto spaziati e la ramificazione segue
    rigidamente la dominanza apicale. Le foglie, verde
    chiaro, sono digitate, molto fini. Questa caratteristica
    si accentua durante la fase di fioritura, periodo in cui le
    sative si allungano molto (vedere una sativa raddoppiare
    o triplicare la sua altezza durante la fioritura è normale).
    Le cime sono allungate, non molto dense, aerose. Proprio
    lo stretch elevato porta alla formazione dei cosi detti
    "donkey dick". Le cime del fusto principale tendono a
    riempire gli spazi formando una lunga cima apicale che
    ricorda appunto una parte anatomica degli asini ( e chi
    ha visto un asino maschio sa di quale parte parlo…).
    La produzione di resina è minore rispetto alle indiche
    e generalmente limitata ai soli tricomi ghiandolari
    presenti sui calici. Alle sative si associa un effetto (il
    vero e proprio "high") decisamente cerebrale, euforico,
    energizzante. Per quanto riguarda il discorso "ruderalis"
    si dice che siano piante originarie di latitudini elevate,
    in particolare della Russia e che la loro caratteristica
    principale sia la fioritura indipendente dal fotoperiodo
    e lo scarso contenuto di THC a favore del CBD. Detto
    questo proviamo a vedere cosa possiamo effettivamente
    trovare oggi sul mercato. La maggior parte (se non la
    totalità) degli strain commerciali oggi disponibili (siano
    essi legati alla scuola genetica europea o a quella nord
    americana) contengono geni che derivano sia da indiche
    che da sative. Questo significa che tranne rari casi le
    piante presenteranno aspetti sia di una tipologia che
    dell'altra e l'effetto sarà sette volte su dieci "bilanciato".
    Quindi quando vedete la pianta di un amico bella
    tozza, con le foglie "ciciotte", non dite subito "quella
    è sicuramente indica" perché potrebbe avere solo quel
    determinato aspetto da indica e poi comportarsi per tutto
    il resto da sativa, ditegli piuttosto "sembrerebbe un'
    indica ma per esserne veramente sicuro dovresti darmene
    un po' per assaggiarla…" Le differenze tra la tipologia
    sativa e quella indica sono legate a differenti percorsi
    evolutivi che la canapa ha messo in atto adattandosi
    a crescere in climi tra di loro molto differenti. In
    particolare le sative sono originarie delle zone equatoriali
    e tropicali. In queste zone le condizioni meteorologiche
    sono favorevoli alla crescita ed alla riproduzione della
    cannabis durante tutto l'anno. Inoltre il ciclo notte-dì
    è molto costante tanto che le ore di luce sono sempre
    12 (in realtà c'è una variazione di 8 minuti). Questo
    giustifica in parte i periodi di fioritura molto lunghi tipici
    delle sative. Non dimentichiamo inoltre le temperature
    elevate e più o meno costanti, l'umidità elevata
    (almeno in alcune zone della fascia equatoriale), le
    piogge abbondanti e frequenti, terreni ricchi in sostanza
    organica (instabile in quanto facilmente degradabile), e
    vegetazione rigogliosa. Quindi ecco piante con internodi
    distanziati e cime belle areose per evitare la formazione
    di muffe. In quelle zone inoltre troviamo livelli di
    luminosità molto elevati. Le piante si sono adattate a
    questi livelli assumendo una colorazione più tenue (per
    la minor presenza di clorofilla) ma anche sviluppando le
    vie biosintetiche che portano alla produzione di pigmenti
    accessori necessari per riparare i danni prodotti dalla
    grande quantità di luce assorbita (in parole semplici
    sviluppano altri colori quali il rosso ed il viola oltre al
    verde). Le indiche invece dal canto loro sono tipiche
    di climi più temperati. Molto spesso sono state allevate
    per secoli in zone montagnose e con climi ostici (basta
    pensare ad alcune zone dell'attuale Afghanistan, al
    Pakistan, ecc.). In queste aree l'alternanza delle stagioni
    è marcata e molto spesso gli inverni non consentirebbero
    la sopravvivenza della cannabis, da qui l'esigenza di
    fiorire e produrre semi prima dell'arrivo della brutta
    stagione. Come fa la pianta ad accorgersi quando è il
    momento? Semplice, "vede" le giornate accorciarsi
    e percepisce le temperature che si abbassano. Inoltre
    le piante indiche sono state allevate (e quindi anche
    selezionate) da popolazioni con la cultura dell'hashish
    e questo ne giustificherebbe in parte l'abbondanza di
    resina. Ancora le zone suddette sono caratterizzate
    da venti più o meno forti, scarsità di piogge, terreni
    poveri, da cui ne deriva la struttura tipica delle indiche.
    La luminosità minore rispetto alle zone equatoriali
    favorisce una maggior produzione di clorofilla e le
    foglie assumono toni verde scuro. Le colorazioni viola,
    se compaiono, sono dovute alle basse temperature e
    non a caratteristiche intrinseche. Naturalmente in tutto
    questo discorso quando parlo di piante di cannabis mi
    riferisco a "landrace" (o razze pure, che si trovano in
    natura) e non agli strain in commercio. La differenza tra
    i due sta proprio nella capacità della pianta di crescere
    spontaneamente in un determinato luogo. Mi sembra che
    la selezione operata dai breeder negli ultimi 20 anni sia
    volta, quasi esclusivamente, alla creazione di piante che
    rispondono in maniera ottimale alla coltivazione indoor,
    non tenendo quindi conto delle condizioni ambientali
    naturali di un luogo. Non fraintendiamoci, il lavoro
    svolto dalle seed bank ha portato a varietà di cannabis
    da leccarsi i baffi, solo che non bisognerebbe perdere
    le basi da cui si è partiti per ottenere questi risultati.
    Questo perché mantenendo i precursori sarà sempre
    possibile raggiungere questi risultati, ma è ben più
    difficile il percorso inverso. Operando sempre più una
    pressione selettiva volta ad aumentare la produzione, il
    contenuto in THC, la struttura, mi sembra che si riduca
    notevolmente il pool genico della marijuana. Lavorando
    sempre con le stesse genetiche e selezionando sempre per gli stessi caratteri si rischia di perdere ciò che la natura e l'uomo avevano selezionato in secoli di lavoro, come
    ad esempio la resistenza alle intemperie, alle malattie, ai
    climi o troppo freddi o troppo caldi.                                                    
    Ecco perchè alla luce di ciò non riuscivo a capire perchè nelle precedenti tabelle era menzionata solo l'indica...magari chi le ha scritte non teneva conto delle tre famiglie,e apparteneva alla scuola che individua un'unico grande gruppo...però non so...diciamo che poteva essere un "cavillo"...
    Comunque cercherò di informarmi su questa cosa...
    Fatto sta che io,e credo tutti coloro che fumano,individuano questa selezione,come anche i coltivatori...
    Inoltre bisogna dire che i più grandi "contadini" olandesi creano incroci,unendo indiche e sative,proprio per aumentare:resa,sapore,high e stabilità della pianta...
    A tutto ciò vi saluto...Non so:lasciate qualche commentino..qualche domandina....qualche consulenza...oppure diteci se sul vostro davanzale o nella vostra grow room c'è un'indica o una sativa..
    A parte gli scherzi chiudo..altrimenti qua mi arrestano per istigazione...hi hi hi...
    Mah io direi che più che istigazione...ciò che questo blog vuole trasmettere è solo passione ed informazione!
    Ciauzzzzzzz
     
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