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June 17 THC e farmaci...
Niente da fare....anche PAXI lo sa...senza fumare io proprio non ci so stare...eheheheh Dato che ho una sfiga immensa...giorni fa son caduta dal motorino...uccidendomi la schiena...un maleeeeeeeeeee!! Mi son dovuta fare 3 siringhe di antinfiammatori-antidolorifici(FANS : farmaci anti-steroidei). Tuttavia(prima ancora di iniziare questo ciclo di siringhe)la cannabis mi aveva aiutato molto per il dolore...però non ero sicura di poter associare cannabis e farmaci... Così mi sono un po documentata...e sembra che la cannabis non abbia interazioni dannose con i farmaci... Con ciò non voglio dirvi di fumare mentre siete sotto terapie farmacologiche...però io l'ho fatto ed è stato tranquillo... Invito sempre alla prudenza...però invito a notare che l'alcool,che è LEGALE,associato ai farmaci può essere letale...mentre quella povera piantina continua ad essere accusata ingiustamente... Vabbè spero di esservi stata utile... Un bacione e un fortissimo saluto al PAXI!! CiauZ P.S. perdonatemi se questo intervento sembra un accozzaglia di pensierini..ma stamattina non sono capace di intendere e di volere
Interazioni:
Risposte: Sebbene l'uso medico della marijuana non sia ufficialmente approvato, essa è stata testata empiricamente nel trattamento di vari disturbi medici, come la nausea ed il vomito associati alla chemioterapia per il cancro, la perdita di peso dovuta all'AIDS e la spasticità da malattie neurologiche. In ognuno di questi casi sono usati contemporaneamente anche altri farmaci. Finora, non è stata riportata nessuna interazione negativa, anche se questo potrebbe non riflettere la reale frequenza. Finché non si cerca qualcosa, non si è in grado di trovarla. (...) La letteratura pubblicata, almeno per quanto riguarda gli studi sugli uomini, praticamente tace. Solitamente questo silenzio indica che non sono state osservate interazioni significative nell'uso della marijuana nella vita reale, paragonato agli studi sperimentali. (...) Uno dei più ragionevoli usi terapeutici della marijuana e del THC è stato quello di attenuare la nausea ed il vomito associati alla chemioterapia per il cancro. Pertanto, i cannabinoidi possono essere usati simultaneamente con alcuni farmaci anti-cancro altamente tossici. (…) In nessun lavoro sull'uso di THC o marijuana da parte di pazienti che erano contemporaneamente in chemioterapia, è stata fatta menzione di un aumento della tossicità dei farmaci antitumorali. Nondimeno, l'assenza di segnalazioni potrebbe significare che non sono stati fatti dei tentativi per evidenziarla.Questo filone di ricerca dovrebbe essere incoraggiato. Una situazione in qualche modo simile si riscontra nell'uso terapeutico del THC, somministrato oralmente, nel trattamento della perdita di peso associata all'AIDS. (…) Il THC o la marijuana sono stati usati per trattare la spasticità dovuta a patologie neurologiche, come la sclerosi multipla e le lesioni del midollo spinale. Poiché il THC può essere aggiunto alla terapia con miorilassanti, sarebbe interessante sapere se tale uso combinato possa essere dannoso. In uno studio su animali, nel quale il THC veniva dato insieme a miorilassanti, è stato rilevato un aumento degli effetti benefici di questi ultimi farmaci. In questo caso,l'interazione potrebbe essere vantaggiosa. (Attenzione: questo testo è stato preso da un articolo scientifico. Alcune espressioni sono state cambiate per favorirne la comprensione.) Hollister LE. Interactions of marihuana and D9-THC with other drugs. In: Nahas G, Sutin KM, Harvey DJ, Agurell S, eds. Marihuana and medicine. Totowa, NJ: Humana Press, 1999, pp. 273-277. La cannabis ed il dronabinolo (THC) sono stati usati in combinazione con una moltitudine di farmaci, senza indurre interazioni farmacologiche negative. Studi clinici all'inizio del ventesimo secolo hanno dimostrato spesso un mutuo aumento degli effetti terapeutici delle preparazioni di cannabis e di altri farmaci. Nella moderna visione terapeutica, una combinazione di cannabis/THC con altri farmaci potrebbe anche essere di beneficio in alcuni trattamenti. La cannabis è stata usata illegalmente da individui affetti da molte malattie, insieme a numerose altri farmaci prescritti dal medico, senza che nessun effetto collaterale indesiderato di una qualche rilevanza clinica sia stato osservato. (…) Altri farmaci possono aumentare o diminuire certi effetti della cannabis e/o del THC, ovvero certi effetti di queste farmaci possono essere aumentati o diminuiti dalla cannabis/THC. Inoltre, è possibile che certi effetti vengano aumentati ed altri diminuiti, come nel caso delle fenotiazine, utilizzate contro gli effetti collaterali della chemioterapia contro il cancro (vedi sotto). Di grande interesse clinico è il potenziamento dell'effetto sedativo di altre sostanze psicotrope (alcool, benzodiazepine) e l'interazione con sostanze che agiscono sul cuore (amfetamine, adrenalina, atropina, beta-bloccanti, diuretici, antidepressivi triciclici, ecc.). (…) · Anti-colinergici: Atropina e scopolamina possono aumentare l'accelerazione della frequenza cardiaca dovuta al THC. · Anti-colinesterasici: la fisiostigmina antagonizza gli effetti psicotropi e l'accelerazione della frequenza cardiaca da THC. (...) · Anti-depressivi (inibitori selettivi del riassorbimento della serotonina): il THC può aumentare l'effetto della fluoxetina. · Anti-depressivi (triciclici): aumento della frequenza cardiaca, ipotensione arteriosa ed effetti sedativi della amitriptilina possono essere aumentati. · Benzodiazepine: può verificarsi l'aumento della depressione respiratoria e della depressione delle funzioni cerebrali. L'azione antiepilettica può essere aumentata. · Beta-bloccanti: riducono l'aumento della frequenza cardiaca associato al THC. · Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS): indometacina, acido acetilsalicilico (aspirina), e altri FANS antagonizzano gli effetti del THC. L'indometacina riduce significativamente l'"high" (NdT: stato di euforia dovuto all'assunzione di sostanze stupefacenti, in questo caso della cannabis) soggettivo e l'accelerazione della frequenza cardiaca. · Fenotiazine: la proclorperazina e altre fenotiazine attenuano gli effetti psicotopi del THC ed aumentano i suoi effetti antiemetici. · Glaucoma: molti farmaci che diminuiscono la pressione intraoculare ed i cannabinoidi possono agire additivamente. · Neurolettici: il THC può antagonizzare l'azione antipsicotica dei neurolettici. Questo può migliorare i loro effetti terapeutici nei disordini motori. · Oppiacei: Aumento degli effetti sedativi e analgesici. · Simpatomimetici: le amfetamine e altri simpatomimetici incrementano l'accelerazione della frequenza cardiaca e l'aumento della pressione sanguigna. · Teofilline: il metabolismo delle teofilline è accelerato dal THC. Pertanto possono essere necessarie dosi più elevate di teofilline. (Attenzione: questo testo è stato preso da un articolo scientifico. Alcune espressioni sono state cambiate per favorirne la comprensione.) Grotenhermen F. Practical hints. In: Grotenhermen F, Russo E, eds. Cannabis and cannabinoids. Pharmacology, toxicology, and therapeutic potential. Haworth Press, Binghamton/New York 2001, in stampa. June 08 Ma quanti sono i tipi di fumo...???Visto che in giro è più facile trovare hashish...e visto che in giro è più facile trovare hashish di merda...ho deciso di mostrarvi i vari tipi di fumo...in modo tale da farvi fare una piccola cultura...così da poter essere,nella vostra prossima scelta,più solidali nei confronti della vostra salute e soprattutto più solidali nei confronti del vostro SbaLLo...
P.S. breve nota...visto che la tabella degli hashish è abbastanza grandina...vi consiglio di visualizzarla non nella sezione home,ma in quella blog
And please...NoN FuMaTe pIù iL CiOcCoLaTo!!!!!!!!! May 25 Per tutti quelli che......come me si son persi il cannatrade...ecco qui i video che raccontano quei splendidi 3 giorni...
Che dire...per ora ce li godiamo da casa e senza troppi rimorsi ci organiziamo per la prossima edizione...
ed ecco a voi...direttamente da BERNA...the cannatrade!!!!!!!!!!!!!
www.cannatrade.ch/videos2006/freitag.wmv {venerdi}
www.cannatrade.ch/videos2006/sonntag.wmv {domenica}
Per chi e' andato sara' come rivivere la fiera, chi non c'e' stato ha modo di vedere cosa s'e' perso... In ogni caso qui trovate tutto: www.cannatrade.ch/dynamicsite/photos-IT.html Cannabis tipo forteE’ con grande piacere che annunciamo la seconda edizione di Cannabis tipo forte,
la fiera italiana della canapa medica e industriale.
Dopo la prima importante edizione, si è deciso di fare di Cannabis tipo forte un appuntamento annuale, e di trasformare quella che solo fino all’anno scorso era una piccola fiera della canapa in un appuntamento di prestigio e di attenzione internazionale. E’ ora di fare conoscere meglio anche in Italia il mercato legato ai mille usi di questa pianta miracolosa, un tempo caposaldo tradizionale della nostra economia e per creare un punto di incontro tra realtà solo apparentemente in contrasto fra di loro, quali il mondo della cannabis ad uso industriale e quello della cannabis ad uso medico / ricreativo. Saranno presenti: - i più importanti produttori internazionali appartenenti al mercato della canapa; - convegni e dibattiti riguardo tanto l’uso medico quanto quello ludico della cannabis; - una mostra sull’arte psichedelica degli anni sessanta (che con più di 250 opere esposte si appresta ad essere la più grande esposizione del genere mai fatta in Italia); - spazi gratuiti in cui centri ed associazioni culturali, onlus e non profit del settore possano fare sentire la propria voce; - una sfilata di moda con tanti e freschi capi di canapa; - concerti e dj set coordinati dalle 2 principali radio della città; - una ampia zona dedicata al ristoro ed al relax, con due bar, un ristorante ma anche zone dedicate al reiki , alla giocoleria ed alla conoscenza dell’uso e della cultura del narghilè; - un folto pubblico! Ne siamo certi vista anche la nuova collocazione della fiera nella città di Bologna, (che già da sola vanta un grandissimo numero di studenti e giovani) a rappresentare un mercato che si può definire ancora vergine e che, se stimolato a dovere, ha potenzialità ben maggiori rispetto a paesi che ultimamente sono all’avanguardia per quanto riguarda la cultura della cannabis (ad esempio la Spagna). http://www.cannabistipoforte.com/
2-3-4 giugno 2006 Bologna Palanord
May 16 Indica,sativa o ruderalis...Come promesso...voglio parlarvi delle 3 grandi famiglie con le quali viene classicata la cannabis.
Badate bene non parlo di strain come la white widow,l'orange bud,la purple,la skunk,l'haze...ma di famiglie. Non c'è molto accordo nel mondo scientifico su comedebba essere classificata la Cannabis. Una corrente di pensiero considera l'esistenza di una sola specie, la Cannabis sativa; altri preferiscono far rientrare nel genere cannabis due o tre specie, ed in particolare, oltre la già menzionata C. sativa anche la C. indica e la C .ruderalis. Questo sulla base di più o meno marcate differenze nel pattern di crescita, nell'aspetto, nella colorazione delle foglie, nella struttura delle cime, nel quantitativo e nella qualità della resina prodotta ed in numerosi altri caratteri sistematici. In Italia si tende a classificare come Cannabis sativa la pianta dalla quale si ricava fibra, mentre per Cannabis indica s'intende la pianta in grado di produrre sostanze psicoattive. Così sui verbali di sequestro ritroverete sempre indicato C. indica, mentre al consorzio agrario potete acquistare semi di C. sativa. Semplice, no? In apparenza sì, in realtà il discorso si fa un po' più complesso, a partire dalla definizione di specie. Si considerano facenti parte di una stessa specie individui con caratteristiche simili in grado di riprodursi dando origine ad una discendenza fertile. Quindi individui di due specie differenti dovrebbero generare progenie non fertili (ad esempio l' incrocio tra il cavallo e l'asino da origine al mulo che, come è noto, è sterile). Proprio per questo motivo e per la facilità con cui piante indiche e sative vengono incrociate originando "ibridi" fertili, personalmente considero le definizioni indica e sativa più come relative a due "tipologie" di piante differenti che a due vere e proprie specie. Quando si parla di indiche ci si riferisce a piante basse e cespugliose, dagli internodi brevi, con facile tendenza alla ramificazione. Le foglie sono palmate, molto larghe e di colore verde scuro. Sono piante che presentano poco "stretch" durante la fioritura e proprio per questo la struttura delle cime ne rimane influenzata. La classica cima indica è una sorta di pallina molto compatta che tende ad allargarsi piuttosto che ad allungarsi. La produzione di resina è generalmente molto abbondante non solo sui fiori ma anche sulle foglie annesse. L'effetto (che nella cultura anglo-americana diviene lo "stone") è per antonomasia decisamente corporale, rilassante, in alcuni casi al limite dell'oppiaceo. All' "ideotipo" sativa vengono generalmente associate piante dai caratteri opposti. Piante che raggiungono altezze elevate, con internodi allungati, che, se dotate di molto spazio nell'intorno, assumono la tipica forma ad albero di natale. Hanno internodi molto spaziati e la ramificazione segue rigidamente la dominanza apicale. Le foglie, verde chiaro, sono digitate, molto fini. Questa caratteristica si accentua durante la fase di fioritura, periodo in cui le sative si allungano molto (vedere una sativa raddoppiare o triplicare la sua altezza durante la fioritura è normale). Le cime sono allungate, non molto dense, aerose. Proprio lo stretch elevato porta alla formazione dei cosi detti "donkey dick". Le cime del fusto principale tendono a riempire gli spazi formando una lunga cima apicale che ricorda appunto una parte anatomica degli asini ( e chi ha visto un asino maschio sa di quale parte parlo…). La produzione di resina è minore rispetto alle indiche e generalmente limitata ai soli tricomi ghiandolari presenti sui calici. Alle sative si associa un effetto (il vero e proprio "high") decisamente cerebrale, euforico, energizzante. Per quanto riguarda il discorso "ruderalis" si dice che siano piante originarie di latitudini elevate, in particolare della Russia e che la loro caratteristica principale sia la fioritura indipendente dal fotoperiodo e lo scarso contenuto di THC a favore del CBD. Detto questo proviamo a vedere cosa possiamo effettivamente trovare oggi sul mercato. La maggior parte (se non la totalità) degli strain commerciali oggi disponibili (siano essi legati alla scuola genetica europea o a quella nord americana) contengono geni che derivano sia da indiche che da sative. Questo significa che tranne rari casi le piante presenteranno aspetti sia di una tipologia che dell'altra e l'effetto sarà sette volte su dieci "bilanciato". Quindi quando vedete la pianta di un amico bella tozza, con le foglie "ciciotte", non dite subito "quella è sicuramente indica" perché potrebbe avere solo quel determinato aspetto da indica e poi comportarsi per tutto il resto da sativa, ditegli piuttosto "sembrerebbe un' indica ma per esserne veramente sicuro dovresti darmene un po' per assaggiarla…" Le differenze tra la tipologia sativa e quella indica sono legate a differenti percorsi evolutivi che la canapa ha messo in atto adattandosi a crescere in climi tra di loro molto differenti. In particolare le sative sono originarie delle zone equatoriali e tropicali. In queste zone le condizioni meteorologiche sono favorevoli alla crescita ed alla riproduzione della cannabis durante tutto l'anno. Inoltre il ciclo notte-dì è molto costante tanto che le ore di luce sono sempre 12 (in realtà c'è una variazione di 8 minuti). Questo giustifica in parte i periodi di fioritura molto lunghi tipici delle sative. Non dimentichiamo inoltre le temperature elevate e più o meno costanti, l'umidità elevata (almeno in alcune zone della fascia equatoriale), le piogge abbondanti e frequenti, terreni ricchi in sostanza organica (instabile in quanto facilmente degradabile), e vegetazione rigogliosa. Quindi ecco piante con internodi distanziati e cime belle areose per evitare la formazione di muffe. In quelle zone inoltre troviamo livelli di luminosità molto elevati. Le piante si sono adattate a questi livelli assumendo una colorazione più tenue (per la minor presenza di clorofilla) ma anche sviluppando le vie biosintetiche che portano alla produzione di pigmenti accessori necessari per riparare i danni prodotti dalla grande quantità di luce assorbita (in parole semplici sviluppano altri colori quali il rosso ed il viola oltre al verde). Le indiche invece dal canto loro sono tipiche di climi più temperati. Molto spesso sono state allevate per secoli in zone montagnose e con climi ostici (basta pensare ad alcune zone dell'attuale Afghanistan, al Pakistan, ecc.). In queste aree l'alternanza delle stagioni è marcata e molto spesso gli inverni non consentirebbero la sopravvivenza della cannabis, da qui l'esigenza di fiorire e produrre semi prima dell'arrivo della brutta stagione. Come fa la pianta ad accorgersi quando è il momento? Semplice, "vede" le giornate accorciarsi e percepisce le temperature che si abbassano. Inoltre le piante indiche sono state allevate (e quindi anche selezionate) da popolazioni con la cultura dell'hashish e questo ne giustificherebbe in parte l'abbondanza di resina. Ancora le zone suddette sono caratterizzate da venti più o meno forti, scarsità di piogge, terreni poveri, da cui ne deriva la struttura tipica delle indiche. La luminosità minore rispetto alle zone equatoriali favorisce una maggior produzione di clorofilla e le foglie assumono toni verde scuro. Le colorazioni viola, se compaiono, sono dovute alle basse temperature e non a caratteristiche intrinseche. Naturalmente in tutto questo discorso quando parlo di piante di cannabis mi riferisco a "landrace" (o razze pure, che si trovano in natura) e non agli strain in commercio. La differenza tra i due sta proprio nella capacità della pianta di crescere spontaneamente in un determinato luogo. Mi sembra che la selezione operata dai breeder negli ultimi 20 anni sia volta, quasi esclusivamente, alla creazione di piante che rispondono in maniera ottimale alla coltivazione indoor, non tenendo quindi conto delle condizioni ambientali naturali di un luogo. Non fraintendiamoci, il lavoro svolto dalle seed bank ha portato a varietà di cannabis da leccarsi i baffi, solo che non bisognerebbe perdere le basi da cui si è partiti per ottenere questi risultati. Questo perché mantenendo i precursori sarà sempre possibile raggiungere questi risultati, ma è ben più difficile il percorso inverso. Operando sempre più una pressione selettiva volta ad aumentare la produzione, il contenuto in THC, la struttura, mi sembra che si riduca notevolmente il pool genico della marijuana. Lavorando sempre con le stesse genetiche e selezionando sempre per gli stessi caratteri si rischia di perdere ciò che la natura e l'uomo avevano selezionato in secoli di lavoro, come ad esempio la resistenza alle intemperie, alle malattie, ai climi o troppo freddi o troppo caldi. Ecco perchè alla luce di ciò non riuscivo a capire perchè nelle precedenti tabelle era menzionata solo l'indica...magari chi le ha scritte non teneva conto delle tre famiglie,e apparteneva alla scuola che individua un'unico grande gruppo...però non so...diciamo che poteva essere un "cavillo"
Comunque cercherò di informarmi su questa cosa...
Fatto sta che io,e credo tutti coloro che fumano,individuano questa selezione,come anche i coltivatori...
Inoltre bisogna dire che i più grandi "contadini" olandesi creano incroci,unendo indiche e sative,proprio per aumentare:resa,sapore,high e stabilità della pianta...
A tutto ciò vi saluto...Non so:lasciate qualche commentino..qualche domandina....qualche consulenza...oppure diteci se sul vostro davanzale o nella vostra grow room c'è un'indica o una sativa..
A parte gli scherzi chiudo..altrimenti qua mi arrestano per istigazione...hi hi hi...
Mah io direi che più che istigazione...ciò che questo blog vuole trasmettere è solo passione ed informazione!
Ciauzzzzzzz |
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